Battiamo il coronavirus per un’Italia migliore

Ma perché, in questi giorni, ai balconi e sui social sventola il Tricolore? E perché, sempre dai balconi, dalle finestre e dai terrazzi della quarantena per tutti imposta dal Governo risuonano le note dell’Inno nazionale? Sono un segno di resistenza contro l’aggressività del virus? La paura del contagio riavvicina gli Italiani, pur tenendoli separati e confinati nelle loro case? Si ricorre ai valori nazionali come rito scaramantico o approccio di riconquista di una identità che si avverte sbiadita?
Diciamolo chiaramente: il nemico non è il virus. Come, in fondo, nemiche non sono tutte le manifestazioni della natura, anche se, in molti casi, davvero terribili. I nemici veri, in questo pezzo d’Europa e non del Terzo Mondo, sono coloro che deliberatamente hanno impoverito la sanità pubblica, che nel Mezzogiorno è di serie B. Una sanità pubblica che oggi, con lo spettro del coronavirus, trema, perché potrebbe trovarsi nell’impossibilità di dare assistenza della qualità necessaria a tutti gli ammalati. Abbiamo sentito qualche medico dire, preconizzando scenari apocalittici: “Potremmo trovarci in condizioni da tempo di guerra, quando i feriti più gravi venivano abbandonati a se stessi.” Parole terribili, tenuto conto che siamo nel 2020.
Allora, quella Bandiera e quell’Inno siano simboli di una riscossa e di un rinnovato impegno civile, da intendersi nel senso più ampio, non solo per la sanità. Perché l’Italia sia finalmente un Paese dei diritti, del lavoro, della cultura, di trasporti decenti, delle scuole e degli asili in egual misura per tutti i suoi cittadini. Un Paese socialmente giusto e non diviso in un Nord avanzato e privilegiato e un Sud vilipeso e a rimorchio, un Paese in cui le opportunità siano le stesse per il milanese e per il napoletano, per il torinese e il palermitano, un Paese dal quale non emigrare, un Paese dove i nonni meridionali non debbano sentire più i nipoti parlare con l’accento lombardo, piemontese, emiliano o veneto, un Paese dagli orizzonti aperti e, finalmente, non modellato sulle esigenze e le prepotenze delle varie consorterie dei peggiori, che sono sempre tante, troppe. Un Paese della solidarietà che abolisca il rancore.
Questo periodo di difficoltà sia una reale occasione di rinascita e di vera unità. Battiamo pure, e alla svelta, il coronavirus, ma l’obiettivo sia la costruzione di un’Italia nuova.

dallaterrallaluna