Carl Hans Lody, la spia tedesca elogiata dagli inglesi

Posted: 19th dicembre 2012 by dallaterrallalunablog in Zeppelin
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Lo spionaggio ha svolto un ruolo importante in ogni guerra; e quella condotta dagli agenti segreti non è stata meno incisiva e spietata di quella combattuta sui campi di battaglia. La Storia riferisce di uomini scaltri e donne affascinanti, sovente ambigui e doppiogiochisti, che, per amor patrio o per denaro, agivano nel pericolo, con il controspionaggio alle costole. Un minimo errore ed era la fine, cioè la morte.

Nel corso della Prima guerra mondiale, accanto alla storia di Mata Hari, la celebre ballerina fucilata in Francia perché ritenuta al servizio della Germania senza che vi fossero prove concrete a suo carico; o a quella di monsignor Rudolph Gerlach, uomo vicinissimo a papa Benedetto XV, riconosciuto colpevole, con le prove, di attività anti italiana in Vaticano a favore degli Imperi centrali e condannato in contumacia, perché lo avevano fatto scappare, e a tante altre, c’è la vicenda, forse, oggi, un po’ dimenticata, di Carl Hans Lody, giustiziato nella Torre di Londra perché non fu abbastanza previdente. Ma il suo coraggio venne riconosciuto dagli stessi inglesi ed ebbe grande risonanza sui giornali dell’epoca.

Carl Hans Lody, 37 anni, ufficiale della Marina imperiale tedesca, aveva accettato di compiere la missione per puro spirito patriottico; dal servizio segreto era stato scelto per la padronanza dell’inglese, lingua che aveva imparato avendo vissuto negli Stati Uniti, sposato ad una donna americana, dalla quale si era separato poco prima dello scoppio della guerra.
In quei mesi del 1914, risultò chiaro alle nazioni in armi che il conflitto divampato in estate, a seguito dell’attentato di Sarajevo, in Bosnia, in cui avevano trovato la morte l’erede al trono dell’Impero Austro-ungarico, Francesco Ferdinando, e sua moglie, non si sarebbe concluso in poco tempo come in tanti, in Germania, supponevano.
Sui campi di battaglia era cominciata, infatti, la logorante e sanguinosa guerra di trincea, dopo che l’offensiva delle milizie del Kaiser si era arrestata sulla Marna, a occidente, e segnava il passo sul fronte orientale, nonostante le prime folgoranti vittorie sull’esercito russo. Anche il grandammiraglio della Marina imperiale tedesca, Alfred von Tirpitz, era pessimista sulla durata delle ostilità e in una lettera indirizzata alla moglie scrisse: “Questa guerra è la più grande follia compiuta dalle razze bianche. Ci stiamo sterminando l’un l’altro sul continente perché l’Inghilterra ne raccolga i frutti”.
Carl Hans Lody, con un passaporto americano falso, intestato a Charles A. Inglis, partì dalla Germania il 14 agosto e, passando per la neutrale Norvegia, sbarcò in l’Inghilterra, a Newcaste, il 27 dello stesso mese. Eseguendo gli ordini, subito dopo, per acquisire informazioni sulla dislocazione e i movimenti della flotta britannica, la spia raggiunse, in Scozia, prima Edimburgo e poi Rosyth, sul Firth of Forth, un’area di importanza strategica, fortificata e punto di approdo di numerose navi da battaglia. Presto cominciò a mandare rapporti in inglese e, a volte in tedesco, ai suoi contatti in Svezia, attraverso telegrammi e lettere, non sempre usando un linguaggio in codice. Andò anche a Liverpool e si informò sulla difesa aerea a Londra, dove si temevano le bombe lanciate dagli zeppelin tedeschi.
Leggendo quei messaggi, però, la censura postale britannica si insospettì e li bloccò, lasciando passare uno in particolare che riferiva di voci di popolo sul transito di truppe russe dagli stivali innevati che, sbarcate in Scozia, raggiungevano con lunghi convogli ferroviari i porti dell’Inghilterra meridionale, alla volta della Francia. Un’informazione non corretta che, tuttavia, preoccupò gli alti comandi tedeschi.
Lody fu arrestato dal controspionaggio il 2 ottobre mentre, in Irlanda, tentava di raggiungere la base navale di Queenstown. La prova della sua vera identità fu acquisita con il rinvenimento nella sua giacca del biglietto di un sarto di Berlino con il vero nome della spia. Durante il processo, davanti a un tribunale militare alla Guildhall, Lody ammise di essere un agente dello spionaggio tedesco, inviato in Gran Bretagna dai suoi superiori. Il patriottismo e il senso dell’onore che permeavano le sue dichiarazioni suscitarono, però, l’ammirazione dell’opinione pubblica inglese.
La mattina della sua esecuzione, il 6 novembre 1914, nella Torre di Londra, rivolgendosi al comandante della guardia, che lo conduceva dalla cella al luogo dove lo attendeva il plotone di esecuzione, disse: “Non credo che stringerebbe la mano ad una spia, vero?”. “No – rispose l’ufficiale -, ma stringerò la mano di un uomo coraggioso”.
Dopo la morte di Lody, uno dei responsabili del controspionaggio inglese scrisse:”Non si piegò né si umiliò mai; morì come si vorrebbe che muoiano tutti gli inglesi, in modo sereno e non melodrammatico, sorretto nel suo coraggio dall’orgogliosa consapevolezza di avere adempiuto al proprio dovere”.
A Berlino, invece, nessuno tra i suoi superiori spese per lui una parola di elogio. Al contrario, il capo dello spionaggio sulla vicenda scrisse:”Bisogna ammettere che le sue capacità per un lavoro così importante erano praticamente uguali a zero”.
Negli anni Trenta, comunque, alla memoria del tenente Carl Hans Lody la Marina tedesca intitolò un cacciatorpediniere.

dallaterrallaluna

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