Commenti disabilitati su La Tregua di Natale, quella piccola pace improvvisa nell’Europa in fiamme

Nel freddo dicembre 1914, sul fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale, i sentimenti di pace riuscirono, in assenza di un accordo ufficiale, a far tacere le armi, a Natale.
I combattimenti furiosi e la vita di trincea erano un tormento insopportabile per i soldati, in lotta ormai da mesi senza che una parte prevalesse sull’altra; le operazioni militari, pur col sacrificio di un numero impressionante di giovani vite, erano giunte a un punto di stallo. Gli stati maggiori delle nazioni belligeranti cercavano una via d’uscita che non seppero trovare, però, per altri quattro anni.
Accadde all’improvviso, nei pressi di Ypres, la sera della vigilia, quando, come annotò nel diario del suo battaglione un tenente delle Guardie scozzesi, un esploratore, dopo una serie di segnali reciproci, uscì e incontrò una pattuglia tedesca che recava un messaggio con la proposta, in quelle ore in cui si ricordava la nascita del Salvatore, di non spararsi a vicenda. Ma, furono anche dei canti natalizi a far cominciare il dialogo fra i due schieramenti: i tedeschi intonarono Die wacht am rhein; gli inglesi risposero con Christmas wake!; non mancò la comparsa di alberelli addobbati con candele e lumini.
Il giorno di Natale, in prossimità delle linee inglesi e in alcuni settori di quelle francesi e belghe, i soldati, usciti dalle trincee, fraternizzarono con i tedeschi nella terra di nessuno, scambiandosi gli auguri. Quegli uomini lerci, costretti a vivere rintanati in buche piene di fango tra un assalto e l’altro e la morte al loro fianco, scoprirono che i nemici contro i quali combattevano con accanimento avevano le loro stesse facce e pativano le stesse immani sofferenze.
I reparti si accordarono subito per seppellire i morti che giacevano da giorni tra i reticolati di filo spinato e, come ricordò un ufficiale britannico, fu una cerimonia molto solenne e toccante, con due picchetti di soldati sull’attenti e due cappellani, uno inglese e uno tedesco, che recitavano a turno le preghiere del rito funebre. Ci furono anche scambi di doni; così, sigarette, sigari, whisky, brandy, cioccolato, bottoni e mostrine delle divise passarono di mano in mano; e i fanti del Kaiser apprezzarono molto il budino natalizio inglese.
In quella inverosimile atmosfera di convivialità, spuntò addirittura un pallone e si tenne una partita di calcio (pare vinta dai tedeschi 3-2), mentre alcuni andarono a caccia di lepri; altri fecero provvista di paglia e legna da ardere e a qualche “terribile crucco”, inginocchiato e inoffensivo, un mitragliere inglese, che nella vita civile aveva fatto il barbiere, tagliò i capelli.
Per tutto il giorno, quella moltitudine di soldati andò avanti e indietro in allegria, dimenticando gli orrori della guerra.
Tuttavia, quando la notizia giunse agli alti comandi, fu subito impartito l’ordine di evitare “attività così poco belliche”, pena la morte. Infatti, negli anni seguenti non si verificarono più episodi del genere.
La Tregua di Natale, quindi, testimoniò la spontanea tendenza della povera gente – e i soldati erano povera gente – a vivere in pace. Quella guerra voluta dalle aristocrazie militari e dalla irresponsabilità dei governanti – come tutte le guerre – non era affar loro. Ma, a loro fu chiesto il più grande sacrificio. Un sacrificio, come la storia degli anni seguenti ha dimostrato – nonostante fiumi di retorica – che non tutti seppero o vollero onorare.

dallaterrallaluna

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