Commenti disabilitati su Quel pezzo di pane pescato in un bidone dei rifiuti

di Massimiliano Calvano

E’ una storia che non dimenticherò mai, perché me la raccontava mio nonno. Un episodio della sua vita, per la precisione, permeato, almeno per me, di un grande insegnamento.
Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, mio nonno fu aggregato al corpo di spedizione inviato in Africa settentrionale a difendere i territori coloniali.
Mussolini aveva deciso di stare al fianco di Hitler in quella follia, che presto incendiò il mondo intero, e, per non essere da meno rispetto all’alleato tedesco, mandò allo sbaraglio una moltitudine di giovani con pochi mezzi e scarso equipaggiamento, sovente alle dipendenze di comandanti inetti e presuntuosi.
E fu tragedia vera, nel deserto africano come nella steppa russa, nonostante il coraggio e gli immani sacrifici.
Mio nonno fu fatto prigioniero dagli inglesi, con altri sventurati compagni, nel deserto libico e deportato in India; dapprima nel sud di quel paese, poi, con un viaggio in treno durato tre giorni, al nord; la destinazione, un campo di detenzione, dove non mancavano la fame e le malattie, oltre ai patimenti e alle vessazioni che nessuno risparmia ai vinti.
In quelle difficili condizioni, la salute di mio nonno, col passare del tempo, cominciò a vacillare, al punto di essere mandato nel più vicino ospedale militare. Qui, non si può dire che cominciò a stare meglio, perché i morsi della fame continuavano a farsi sentire, eccome.
Un giorno, mentre con lo stomaco miseramente vuoto si aggirava come un fantasma in quel luogo di disperazione, adocchiò, in un bidone dei rifiuti, un pezzo di pane scuro che galleggiava nell’acqua sporca. Il pensiero fu uno solo, repentino: impossessarsi a tutti i costi di quella che a lui sembrava una manna caduta dal cielo.
Si guardò intorno; non c’era nessuno nelle vicinanze e, con un gesto rapido, lanciò la mano in quell’acqua putrida per afferrare il tozzo di pane. Dopo averlo strizzato, quindi, lo divorò, voracemente.  In altre condizioni, mai avrebbe fatto una cosa del genere: la fame è una brutta bestia, capace di far saltare ogni inibizione.
Mio nonno mi diceva sempre che, negli anni a seguire, pur vivendo nel benessere, non assaggiò mai un pane più buono di quello pescato in un bidone colmo di rifiuti e acqua sporca in un paese straniero, prigioniero di stranieri.
Lo stato di necessità, la miseria nera, sono una potente lente di ingrandimento per scoprire il vero significato delle cose.

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