Il destino di un rais

Silvio Berlusconi non è più parlamentare e per sei anni non potrà ricandidarsi. Dopo la condanna definitiva per frode fiscale, il leader di Forza Italia si è accomodato fuori dal Senato per gli effetti della Legge Severino, che lo stesso Pdl aveva contribuito a fare approvare, forse essendo convinto che il Cavaliere sarebbe andato incontro ad una assoluzione. Già prima del voto che ha sancito la sua decadenza, Berlusconi aveva alzato il tono dello scontro, acuendo il divario tra il suo mondo e quello abitato dalle istituzioni del nostro Paese, arrivando a dichiarare pubblicamente che il Presidente Napolitano avrebbe dovuto concedergli la grazia anche senza una formale richiesta da parte sua.
Da questo si coglie il senso di tutta la vicenda dell’ex premier, dipanatasi per vent’anni nel segno di una pervicace insofferenza verso le regole poste sul suo cammino dallo Stato democratico. L’uomo di Arcore ha sempre lasciato intendere che attraverso l’ineluttabilità del suo agire di leader di un grande schieramento – in opposizione  alla Sinistra, considerata nemica degli italiani – dovesse passare lo spirito della Nazione, secondo criteri sanciti da necessità storiche. In questo scenario, ha eretto la sua figura a baluardo di libertà, secondo un rituale che, scansando il nostro carattere di paese occidentale, si è fondato sulla petulante elencazione dei suoi meriti; sulla sua intangibilità di uomo della provvidenza; sul suo mito. Motore che tutto muove.
Impensabile per lui cambiare strada, quindi; impossibile abbassare la testa, riconoscendo gli errori. Chiuso nella sua ossessione di uomo infallibile, ha ribadito il grido di battaglia, ergendosi sulle macerie di un’epopea che è al tramonto, perché lo Stato, con passo non sempre spedito e, a volte, trascinandosi faticosamente, ha ricondotto nel solco della democrazia le tracimanti pretese della gens berlusconiana.
Che, tuttavia, non demorde e, proprio nel giorno della decadenza da senatore della Repubblica, non ha mancato di rinnovare il patto fideistico con la sua imperitura guida. Le falangi forziste, benché colpite dalla scissione degli alfaniani, sono pronte a marciare; proferiscono anatemi contro i nemici di ieri e di oggi e ricamano inesauribili lodi per il loro solo ed unico capo.
Imprigionandolo, inevitabilmente, nel suo destino.

dallaterrallaluna

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